sabato 26 maggio 2012

Biobibliografia


Livio Romano è nato nel 1968 a Nardò dove vive. Laureato in Giurisprudenza, lavora come insegnante di italiano agli stranieri benché attualmente distaccato presso l'Università del Salento per un Dottorato in Italianistica su Pier Vittorio Tondelli. 
email: livromano@libero.it
Dopo una ininterrotta collaborazione con giornali e riviste locali cominciata nel 1983, nel 1998 è selezionato -da un comitato scientifico composto, fra gli altri, da Edoardo Sanguineti, Giulio Mozzi, Massimo Canalini, Walter Pedullà e Renato Barilli- a partecipare all’undicesima edizione della rassegna di nuove scritture Ricercare a Reggio Emilia durante la quale ottiene i primi significativi riconoscimenti da parte della critica nazionale. Nello stesso anno escono tre suoi racconti su Sporco al sole, a cura di Gaetano Cappelli, Michele Trecca ed Enzo Verrengia, edito da Besa-Books Brothers.
Nel 2000 pubblica per Lindau, Torino il saggio Da dove vengono le storie. Sempre nel 2000 partecipa come delegato italiano alla sezione “scritture” della Biennale Internazionale Giovani Artisti di Torino e pubblica per Einaudi il racconto “Professionale” nell’antologia Disertori. Nel 2001, ancora per Einaudi, esce il romanzo Mistandivò che viene accolto sia dalla critica militante che da quella accademica come la prima rivelazione della narrativa meridionale del nuovo decennio. Il libro è adottato dal Dipartimento di italianistica della New York University, recensito positivamente da tutte le testate giornalistiche italiane, presentato quasi dappertutto in Italia in librerie, centri culturali, facoltà universitarie, rassegne, biblioteche, radio e televisioni. Da uno dei racconti contenuti in Mistandivò viene tratto il soggetto per un episodio del lungometraggio Sale, a cura di Edoardo Winspeare, presentato alla Biennale di Venezia nel 2003.
Nel 2001 scrive, cura, conduce e monta Gli uomini dalla testa di girasole, reportage radiofonico in cinque puntate per Rai Radio 3.
Nel 2002 pubblica per Sironi, Milano il reportage narrativo Porto di mare, vincitore del primo premio Delfino Città di Pisa. Il libro è accolto dal pubblico e dalla critica con lo stesso favore dell’esordio. Nel 2003 scrive il soggetto e la sceneggiatura dell’omonimo episodio contenuto nel lungometraggio A levante, curato da Edoardo Winspeare e presentato al Festival di Berlino.
Nel 2005 è inviato, per il progetto transfrontaliero ARCO, in Bosnia Erzegovina. Dal viaggio nasce Dove non suonano più i fucili, lungo reportage sul panorama culturale bosniaco dopo la guerra civile edito da Big Sur.
Nel frattempo suoi racconti, scritti e prefazioni sono pubblicati in innumerevoli volumi e antologie fra cui Narrative Invaders, a cura di Renato Barilli, Mica male il tuo libro, a cura di Alberto Sebastiani, Dizionario affettivo, a cura di Matteo B. Bianchi, Uomini a Natale per il Bollettino 900 del Dipartimento di italianistica dell’Università di Bologna oltre che su testate quali L’Unità, la Repubblica, Linus, Ulisse, Bridge, Il corriere della sera, Vibrisse, Nazione indiana, l’Immaginazione, Il primo amore, Nuova ecologia, Cool club, L’Impaziente, Alceo.
Nel 2007 pubblica Niente da ridere per i tipi di Marsilio, Venezia. Il romanzo, che adotta una lingua più piana e popolare, è accolto dal pubblico e dalla stampa con entusiasmo ed è presentato in tutta la penisola e recensito favorevolmente dalle principali testate, comprese quelle femminili a larghissima diffusione. Il dipartimento di italianistica della Harvard University invita Romano a presentare il romanzo nel settimanale convivio Espresso Talk. Nel maggio 2012 un brano del romanzo tradotto in inglese è letto dal cantante Brian Kennedy allo Smock Alley Theatre di Dublino con grande successo di pubblico.
Nel 2003, nel 2005, nel 2007, nel 2009 e nel 2011 Romano tiene cicli di conferenze sulla giovane narrativa meridionale nelle principali città elvetiche, a Southampton (Inghilterra), a Gand (Belgio) e Dublino invitato dall’Associazione Professori di Italiano, dalla Dante Alighieri, dall’Università di Basilea, dal Centro Scrittori Irlandesi, dall'Istituto Italiano di Cultura di Dublino.
Nel 2008 scrive cura e conduce per Rai Radio 3 il reportage radiofonico in cinque puntate Diario elementare.
Nel 2009 scrive cura e legge, sempre per Rai Radio 3, il radiodramma in cinque puntate Il fascino mite delle travi di legno con sax tenore.
Dal 2003 collabora regolarmente con le pagine culturali del Corriere del mezzogiorno, inserto del Corriere della sera occupandosi di narrativa italiana, musica e costume giovanile.
Sull’opera di Romano si contano sette tesi di laurea, fra cui una discussa alla Sorbona di Parigi e una all’Università di Bologna. È inserito nella Storia della letteratura italiana di Giulio Ferroni e, come unico vivente, nel trattato Novecento letterario salentino a cura di Donato Valli.
All’attività pubblicistica, dal 2003 ad oggi, Romano affianca seminari, conferenze, interventi in convegni e corsi di Scrittura creativa tenuti in facoltà universitarie, presso associazioni librerie ed editori e nelle scuole dalla primaria ai licei.
Nell'aprile del 2011 ha pubblicato il romanzo Il mare perché corre per Fernandel editore , molto ben accolto dal pubblico e dalla critica e, nel settembre del 2012 è il pamphlet satirico sulla scuola elementare italiana "Diario elementare", Fernandel, Ravenna che è stato adottato dalle Facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Aosta e da quella del Salento.
Ancora per Fernandel, il 13 ottobre 2016 è uscito il romanzo "Per troppa luce", commedia grottesca d'amore e impegno civile.

Hanno scritto di Romano:

"[...] viene da chiedersi: non sarà che nella vena espressiva di Livio Romano scorra la prosa d’un gigante della letteratura, Carlo Emilio Gadda?"
Daniela Carmosino, L'Indice dei libri del mese

«Una lingua sorvegliatissima dal registro a volte mirabolante, ben ancorato a un equilibrio espressivo che ha del miracoloso».
Stefano Giovanardi,  la Repubblica

«Romano va in giro col magnetofono per restituirci istantanee di realtà».
 Renato Barilli, Corriere della sera


"Il meglio di questi Disertori [antologia Einaudi] è dato dal gioco comico- ironico del lucano Gaetano Cappelli e del pugliese Livio Romano".
Giulio Ferroni

"Livio Romano ha scritto un libro che iperillumina il lato oscuro della provincia italiana. Gran bel romanzo, sensualmente visionario, realisticamente sensuale. Porta al diapason il genere-commedia: una goduria per i sensi e per la mente".
Gaetano Cappelli su Per troppa luce.

“Romano gioca con la lingua, o meglio con le lingue, le mescola, le trasforma, le deforma, in un divertimento tutto suo da cui però il lettore non viene mai escluso, estraniato; il ritmo della narrazione è talmente serrato e i diversi linguaggi si alternano con una velocità tale da avvilupparlo, imbrigliarlo quasi in questo continuum fatto dell’altalenante passaggio da una lingua all’altra, dell’intarsio infinito di forme e registri, della fluttuante mescidanza di forme narrative. E il piacere ludico che scaturisce dalla magia del racconto contagia tutti, scrittore e lettori.”. “La ricercatezza lessicale e l’eleganza sintattica rappresentano certamente due elementi fondamentali nella costruzione volutamente dicotomica fra letterarietà e varietà medie (e medio-basse) su cui si basa il gioco linguistico di Romano. Sia dal punto di vista strettamente lessicale sia dal punto di vista morfosintattico lo scrittore mostra infatti il richiamo ad un linguaggio ricercato con chiaro intento ludico, soprattutto quando gli inserti alti sono inseriti in contesti assolutamente inattesi…”.  Maria Carosella, La narrativa neodialettale in Puglia. Saggi su Carofiglio, Genisi, Romano, Lopez, Cacucci editore


"Un movimento convulso, ma non per questo un falso movimento".
Roberto Duiz, Alias - Il Manifesto

"La penna di Livio Romano è attenta, accurata e dove occorre anche colorita".
Luca Benedetti, Pulp

«Il suo è un cercare di scrivere con gli occhi, lasciarli parlare, nel tentativo di mantenere uno sguardo incorporato».
New York University literary review


"Livio Romano è un eccellente scrittore. Malmenato dall'editoria, che lo trova troppo difficile, troppo artista, troppo troppo scrittore. I suoi libri meriterrebbero pubblicazioni in pompa magna. Ma l'establishment culturale lo respinge".
Giulio Mozzi

"In questo romanzo civile [Porto di mare] Romano racconta filando via con un piglio che ricorda i reportage di colore tondelliani".
Andrea Bajani, Pulp